Il dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Padova si è affidato all’affidabilità del router industriale MoRoS per avere accesso da remoto ai dati sensibili raccolti da una stazione di monitoraggio deputata al rilevamento di fenomeni di colate detritiche.

Padova (PD), Italia - Come i sempre più frequenti casi di cronaca tendono ad indicare, una delle questioni più “calde” accanto a quella della congiuntura economica negativa riguarda i cambiamenti climatici e le dirette conseguenze sulla morfologia del pianeta, che alcune volte si accompagnano a risvolti tragici ed epiloghi drammatici; anche nel nostro Paese l’attenzione dei media verso tematiche climatiche e geologiche si sta facendo sempre più preponderante, evidenziando quanto gli studi in materia non siano certo appannaggio esclusivo di una ricerca “elitaria” di tipo universitario bensì una necessità di informazione anche per la gente comune.

Conoscere il territorio

Il dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Padova rappresenta una delle eccellenze a livello internazionale tra i centri di ricerca di settore; del resto, la stessa conformazione geofisica della zona suggerisce l’innata esigenza di studio di particolari fenomeni e caratteristiche del territorio, facendo di Padova e dell’area dolomitica il terreno ideale per studiare comportamenti ed eventi e contribuire così alla mappatura di zone in costante evoluzione. Come illustrato dal prof. Paolo Scotton del Dipartimento di Geoscienze - Facoltà di Scienze MM FF NN dell’Università degli Studi di Padova, nello specifico “Il Dipartimento è deputato a svolgere attività di ricerca nell’ambito delle colate di detriti, volta alla descrizione delle diverse fasi del fenomeno fisico: innesco, scorrimento, modalità di arresto. Lo scopo della ricerca è quello di mettere a disposizione dei pianificatori territoriali parametri fisici affidabili per la realizzazione delle carte di pericolosità e di rischio”. Osservare il territorio e monitorarne il comportamento: la raccolta di questo tipo di dati si rivela perciò preziosa per la compilazione di strumenti utili alla conoscenza di un particolare distretto, come sono le cartografie di valutazione della pericolosità di una determinata zona.

Mantenere il controllo degli eventi

Risulta evidente come siano fondamentali l’osservazione e la misurazione in loco per la raccolta di dati sensibili necessari alla finalità dei progetti di ricerca. In questo particolare caso applicativo, l’installazione interessata riguarda un campo per il monitoraggio di fenomeni di colate di detriti presso il sito del Rio Acquabona, nelle vicinanze di Cortina d’Ampezzo, in provincia di Belluno. Il sito è stato equipaggiato nella seconda metà degli anni ’90 con lo scopo di caratterizzare le fasi di innesco, del moto e di deposizione delle colate di detriti tipiche delle aree dolomitiche. grafico_stazione_pIl monitoraggio permette sia di determinare le condizioni idrologiche, morfologiche e sedimentologiche che inducono la generazione di quei fenomeni di tipo impulsivo difficilmente prevedibili, che di misurarne le caratteristiche cinematiche (velocità e profondità) e dinamiche (la pressione al fondo e su ostacoli). “L’attività di monitoraggio si è dimostrata difficile negli anni, a conseguenza della necessità di frequenti visite sul posto, talvolta con notevole ritardo rispetto agli eventi, e delle variazioni morfologiche in atto nel corso d’acqua. Il sistema di monitoraggio è stato quindi riprogettato tenendo conto della necessità di spostare le stazioni di rilievo a quote maggiori e la volontà di controllare da remoto la attività del bacino”. Al momento sono state realizzate due stazioni. La prima è una stazione meteorologica, collocata a circa 1800 m s.m.m., che raccoglie dati di pioggia, di velocità del vento, di temperatura e di umidità dell’aria. La seconda è collocata nella zona di scorrimento ed è equipaggiata da misuratori di livello, videocamere a visione notturna ed un pluviometro. In prossimità della stazione di valle, lungo la sponda sinistra, sono collocati quattro geofoni per la misurazione dei tempi di passaggio delle colate. La stazione di monte è alimentata mediante pannelli solari. La stazione di valle è invece collegata alla rete elettrica. I dati raccolti presso la stazione di monte vengono trasferiti alla stazione di valle mediante un collegamento radio. La stazione di valle è connessa alla rete internet mobile 3G mediante router.

La tecnologia a supporto dell'attività universitaria

Il router utilizzato per permettere la comunicazione tra la stazione di valle e il centro di controllo è un modem MoRoS di Insys icom, azienda tedesca leader nella fornitura di modem per barra DIN distribuita in Italia da EFA Automazione; si tratta del modello MoRoS HSPA 2.1 PRO, router industriale con funzionalità modem e switch provvisto di 5 porte LAN (10/100 Mbit/s), VPN e firewall integrati, Linux embedded (Linux Sandbox) e predisposto per reti GSM/CSD, GPRS, EDGE, 3G/UMTS/HSPA. Il MoRoS HSPA 2.1 PRO ha lavorato sul campo, nell’armadio di raccolta dati della stazione di valle, per circa sei mesi, permettendo l’instaurazione di un collegamento in continuo con la stazione di controllo situata presso il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova. Aiutati dall’assistenza di EFA Automazione, i ricercatori dell’Università degli Studi di Padova hanno potuto installare e configurare il modem secondo i parametri corretti, apprezzandone le qualità e le specifiche tecniche applicate in una situazione mediamente gravosa come quella qui descritta. I tempi di risposta di EFA sono stati rapidi e le informazioni fornite esaustive, a segno dell’attenzione di EFA Automazione nei confronti della soddisfazione di ogni tipo di esigenza, anche nell’ambito della ricerca universitaria.

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